La benedizione di essere nessuno

Nel lavoro, in ambito familiare, nello sport e praticamente in ogni ambito della vita sei “qualcuno”.

Un impiegato, un dirigente, un disoccupato, un fuorilegge, ma anche: una madre, un padre o qualcuno che non ha avuto figli, e ancora: un nuotatore, un calciatore, un podista, ecc..

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Sei poi anche un appassionato di questo o di quello, insomma, sei sempre qualcuno, qualcuno con degli obiettivi, con successi e fallimenti, qualcuno che, nel bene e nel male, è preoccupato ed occupato, nel definirsi in qualche modo.

E’ per questo che non ti è mai possibile rilassarti totalmente, c’è sempre qualcosa di cui doversi occupare, qualcosa da risolvere, qualcosa che continui a mantenere l’idea di ciò che sei.

Ma facci caso, ogni cosa che pensi di essere, non è nata con te o è comunque destinata a finire prima o poi, quindi, non può essere ciò che sei davvero.

Vedere che tu sei nessuno e non che “non sei nessuno”, che qualsiasi sia la storia che sta accadendo nella vita, qualsiasi ruolo, interesse, problema, vittoria o sconfitta, essendo passeggera, non sei Tu, porterà un incredibile rilassamento, una libertà mai avvertita prima.

Senza scopo alcuno, semplicemente essere, senza una storia, senza un passato ed un futuro, senza il nome che ti è stato dato, senza pregi ne difetti, senza titoli, riconoscimenti, etichette. Non c’è bisogno di rifiutare alcuna cosa, ma solo di riconoscerne la sostanza passeggera di cui sono fatte.

Anutosho

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